Legge sulla Marijuana in Italia, facciamo chiarezza

Legge sulla Marijuana in Italia, facciamo chiarezza

Perchè tanta confusione sulle norme vigenti? Le leggi sulla Cannabis.

Legge sulla Marijuana in Italia, la Fini-Giovanardi è altamente proibizionista.

Legge ed etica sul possesso,sull’uso e sulla coltivazione di Marijuana,quale strada abbiamo scelto?

Dura lex, sed lex. La legge è dura, ma è sempre legge.

I latini coniarono questa espressione per porre l’accento sul fatto che, in qualsiasi caso, le decisioni di un tribunale andassero accettate, tanto nel bene quanto nel male. Era un mondo diverso da quello attuale, quindi con meno densità di popolazione e, forse per questo, con meno contraddizioni giurisprudenziali.

Nell’anno di grazia 2013, sappiamo quanto la dottrina legale sia divisa, in pratica, su ogni testo, ogni legge, ogni articolo e ogni comma. Anche per quanto concerne l’ordinamento in materia di stupefacenti, sia in caso di detenzione quanto di produzione. Il D.P.R. 309/1990 (decreto del Presidente della Repubblica, avente valore di legge) è il Testo Unico che disciplina gli stupefacenti e le sostanze psicotrope, oltre a stabilire parametri di prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza. Nel corso degli anni, sono state naturalmente apportate modifiche, ultima delle quali la controversa legge Fini-Giovanardi.

La normativa che modifica la legge esistente, è datata 21/2/2006 e ha acceso un dibattito politico feroce, poiché risulta altamente proibizionista. Sostanzialmente abolisce ogni distinzione tra droghe leggere e pesanti; la marijuana è quindi posta sullo stesso piano di cocaina ed eroina. Tuttavia, come accennato, la dottrina si è spesso divisa nel corso di questi ultimi anni, soprattutto nella costante diatriba riguardante il confine tra uso personale e finalità di spaccio. A difesa del consumatore intervengono il referendum popolare del 1993 (non punibilità dei consumatori) e l’articolo 75 del sopracitato Testo Unico, il quale prevede solo sanzioni di tipo amministrativo per l’uso personale di droga (sospensione di passaporto, patente, porto d’armi e trattamento socio-riabilitativo o terapeutico, il tutto a seconda dei casi).

Poi sono arrivate sentenze conflittuali a mischiare ancora di più le carte; nel 2007 la Corte di Cassazione della Sezione VI Penale ha stabilito che “Non è reato coltivare nel giardino di casa qualche piantina di Marijuana, perché ciò equivale alla detenzione per uso personale.” Solo un anno dopo però, arriva un’altra sentenza (10 gennaio 2008) che recita: “Sul balcone di casa anche una sola piantina, indipendentemente dalle sue caratteristiche droganti, è penalmente rilevante”.

Ma perché tutta questa confusione? E’ un passaggio del comma bis-1 dell’articolo 73 del Testo Unico a fornirci un indizio: “ […] per quantità, in particolare se superiore ai limiti massimi indicati con decreto del Ministero della Salute emanato di concerto con il Ministero della Giustizia sentita la Presidenza del Consiglio dei Ministri – Dipartimento nazionale per le politiche antidroga, ovvero per modalità di presentazione, avuto riguardo al peso lordo complessivo o al confezionamento frazionato, ovvero per altre circostanze dell’azione, appaiono destinate ad un uso non esclusivamente personale”

Cannabis medicina

La definizione “peso lordo” è la prima chiave: rifacendosi alle tabelle del Ministero della Sanità, stabilenti la quantità di principio attivo che segnano il confine tra illecito amministrativo e penale, una Corte può paradossalmente costatare che in una sola pianta di marijuanaesiste una concentrazione di THC superiore al consentito. Viceversa, la stessa Corte potrebbe trovarsi ad assolvere un imputato, anche se questi è stato trovato in possesso di dieci piante, la cui concentrazione di principio attivo sia però tanto bassa da far supporre il solo uso personale. Qui entra in gioco la seconda chiave: l’apparenza, citata nel comma.

In buona sostanza, non esiste una regolamentazione legale completa in merito alla produzione per uso personale, nonostante l’inasprimento delle sanzioni derivate dal provvedimento Fini-Giovanardi. Ci si affida alla discrezionalità, che continua a offrire buchi percorribili da ottimi avvocati.

Emanuele Saccardo – Redazione usomedico.it

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